sotto gli occhi:
Kai Zen - La strategia dell'ariete
nelle orecchie:
Shellac - Canada
Mp3s and videos posted on Socks weblog are for evaluation purposes-only and most of the material is already available in the web. If you are the artist or the copyright owner tell me if you want something to be removed. (Losing some free promotion...)
Non so voi, ma io per ascoltare un certo gruppo o una certa canzone da internet, a parte gli mp3 concessi dai vari mblog, uso (ho usato finora) molto youtube, un po' di myspace, e un po' di google.
Non mi riferisco ad un ascolto casuale, per quello vanno benissimo Pandora o Last.fm (o la vecchia radio, certo), ma alla ricerca di brani o di gruppi specifici che ho voglia di ascoltare al momento.
Credo che già ne esistano diversi, di servizi gratuiti analoghi, ma SeeqPod music sembra a prima vista piuttosto soddisfacente: scrivi un gruppo, un cantante o una canzone ed esce una lista dei pezzi trovati qua e là online. Ovviamente non occorre scaricare i brano, perché il servizio integra un riproduttore al suo interno. E poi c'è la possibilità di creare playlist e indovina un po'? (siamo o no web 2.0?!) di condividerle.
Ecco un esempio intelligente di come spiegare il web 2.0 in meno di cinque minuti. Quello di Michael Wesch, assistente di Antropologia della cultura alla Kansas State University, che usa animazioni, video, testo, screenshot per dare uno sguardo profondo ed esauriente alla seconda generazione del web. Forse eccessivamente ottimistico, però...
In realtà questa storia della mancanza di ispirazione (vedi post precedente) era una scusa banalissima per nascondervi il nostro enorme, ma che dico, *incredibile* progetto in corso d'opera! Come infatti alcuni di voi sapranno già, stiamo organizzando la Prima Esposizione Italiana di Fumettisti e Illustratori nel Mondo Virtuale di Second Life. Presto arriveranno tutte le informazioni e il titolo ufficiale, ma già siamo molto contenti degli artisti che hanno aderito sino ad ora (in ordine sparso):
Ecco la prima immagine della chiesa sconsacrata che Mb sta praticamente rivoluzionando per accogliere i pannelli. Spargete la voce, presto tutti gli aggiornamenti.
Tra le centinaia di feed, digg, blog, siti che visito mensilmente, mi capita di frequente di leggere articoli diversi su uno stesso argomento. La ripetizione di una notizia/argomento evidenzia il livello di interesse "sociale" suscitato dallo stesso, mentre su un piano puramente individuale agisce come un meccanismo inconscio del tutto analogo a quello della persuasione pubblicitaria. Credo che il valore e l'attenzione per le notizie in rete vada sempre più legandosi a fattori - ancora non del tutto controllabili -, quali la ripetitivà ossessiva, l'autorevolezza o il credito sociale degli autori, il passaparola, ecc..; fattori che distinguono ciò che si perderà nel nulla da ciò che conquisterà i suoi 15 minuti di gloria.
Torneremo nel tempo su questo.
Le opere di Tara Donovan mi sono passate davanti per un po' prima di attirare veramente la mia attenzione. Analogamente a quanto ho appena scritto, l'interesse per esse, benché a seguito di scorse tutt'altro che approfondite, è cresciuto nel corso del tempo, tanto da indurmi infine a scriverne qui. Donovan studia le proprietà fisiche di oggetti comuni (e prodotti in serie) come bicchieri di plastica, nastri adesivi, fili di nylon, ecc, per realizzare, mediante il loro assemblaggio, paesaggi naturali di dune, alveari o nuvole con relative valli e picchi. La gravità ha spesso la funzione di collante, mentre l'opacità e la traslucidità dei singoli oggetti assemblati conferisce alle opere una particolare qualità spaziale. Lascio a voi, nei commenti, comunicare altre impressioni.
Che si sa: i blog sono figliastri esigenti, da alimentare continuamente, li trascuri un po' e ti manca la voglia di ricominciare e cose e fatti da scrivere e il tempo e poi aspetti la domenica per un articolessa-fiume e la montagna partorisce invece un post-topolino tutto link; ma va bene così, alla fine.
Mentre inkiostro scrive un gran post dei suoi circa mancanza di motivazioni e ipotesi di prepensionamento dalla blogosfera, crolla un caposaldo della mia infanzia, repentino come il muro di Berlino: pare che la Nintendo abbia rubato il tema musicale di Super Mario Bros da una canzone scritta sei anni prima. Fortuna che viene prontamente in soccorso il gelido clima sovietico anni '80 di Tetris: From Russia with Love, da gustarsi a letto su un bell'Horse head pillow: d'altra parte, la vendetta va servita fredda. E quando arriva il freddo arriva l'influenza, i sintomi qui dalle parti di Socks parlano chiaro: siamo tutti irrimediabilmente affetti dalla Design Desease; i casi più lievi esprimono interesse per l'Evolution of the speechballons, ma solo i malati cronici potrebbero passare pomeriggi di puro godimento visivo tra vecchie stampe di fiere, carrozze e insetti dai tipi di Bibliodyssey. E voi, vi piacciono gli insetti?
Nascosto tra Hair e Jesus Christ Superstar, Jefferson Airplanes e Woodstock, c'è questo filmato di biologia molecolare in cui gruppi di ballerini hippie assumono il ruolo di Amminoacidi, RNA, GTP, Fattore R ecc... per illustrare danzando il processo di sintesi proteica. Più che proteine, ciò che impressiona è la quantità di acidi che doveva circolare nei loro corpi, per permetter loro di produrre roba del genere.
Guardare (e ascoltare) per credere!
(prima parte pseudo-scientifica con professore e schemi alla lavagna; dal 3° minuto: delirio musical hippie sui prati).
Che poi quando torni a casa il venerdì sera, con il cervello fuso dopo dieci ore di lavoro, un video come "The battle of the bands" ci sta tutto. Anche secondo Valentina Tanni. Trash à go go!
Roma, giovane blogger scopre improvvisamente che il suo blog è al sesto posto nei risultati di Google CHINA utilizzando "Socks" come chiave di ricerca.
Sentiti ringraziamenti al regime cinese per aver tolto di mezzo la concorrenza tramite censura virtuale.
Riepilogando: ha riconosciuto Smells like teen spirit e Come as you are, ha fallito miseramente con Seven Nation Army e Big mouth strikes again degli Smiths, ha superato senza incertezze Hey Jude e ha dimostrato una buona cultura musicale con Souljacker Part 1 degli Eels; ma poi è vergognosamente crollato sulla dolce Crystal Lake dei Grandaddy scambiandola per la tremenda I need a bitch di un certo Nate Dogg... Song tapper, un semplice motore di ricerca di pezzi musicali in flash in grado di riconoscerne il ritmo battuto con la barra spaziatrice, non è affatto male.
O meglio: accuratezza: 6+, "addittività": 9; idea alla base: priceless.
In un blog che si chiama "uuuuu", scritto da un certo "uuuuu" e che da tre anni ripete un unico, emblematico "uuuuu" in ogni post, la cosa più interessante da leggere sono, senza dubbio, i numerosi commenti.
Soprattutto quello geniale del 14 luglio .
Che ci crediate o no, anche socks è finalmente Web 2.0.
Beh, per ora, soltanto il logo, realizzato grazie al Web2.0 V2 Logo Creatr con tutte le specifiche più paradigmaticamente web cool, [carattere: simpatico, colore: celeste sfumato e fucsia finale, ortografia: scorretta, riflessi: ovunque, bollino "beta": perennemente in alto a destra].
Ovviamente l'intento del programmatore è parodiare i loghi web 2.0, tutti grossomodo simili; ma ognuno è libero di usare come vuole le "proprie" creazioni.
Se ci fate caso, appare ovunque... campeggia su striscioni pubblicitari, fogli per istruzioni, menù, viene usato persino per scrivere tesine o in qualche sito internet e sarà capitato a molti di notare che è sempre - irrimediabilmente - inadatto.
Lo so, al mondo ci sono cause più serie per le quali lottare, ma non posso non sorridere di fronte alla campagna (con tanto di petizione e merchandising!) per proibire l'utilizzo di uno dei più abusati caratteri tipografici di tutti i tempi.
Ne avevo già sentito parlare all'inizio, (nel 2004), e come mi capita spesso con qualche progetto collettivo, mi ero ripromesso di parteciparvi, per poi far irrimediabilmente ricadere tali desideri nel limbo del dimenticatoio. E adesso che si è concluso, ed è stato addirittura pubblicato su At the edge of art, capisco di aver fallito un'altra opportunità di arricchire i miei rapporti comunitari online.
Si tratta dell'edificio virtuale più alto del mondo, o Tallest Virtual Building: realizzato con pixel invece che mattoni, e cresciuto sulla base di un template - piano per piano - dagli stessi residenti. Ora si è concluso e un'antenna per telecomunicazioni troneggia su un'infinità di piani - situazioni deliranti.
Ah, quanto mi piacerebbe visitare il piano panino...
L'immagine in basso dimostra che il possesso di un computer è una condizione sufficiente ma non necessaria, per sentirsi geek; (potrei arrivare ad ipotizzare che l'essere geek sia addirittura una condizione a priori). Chissà poi se tale ingelatinato esemplare di proto-computer-artist, colto a rimirare estasiato la propria creazione, si rendeva conto di aver inventato nientemeno che l'ascii-art, pratica universalmente nota per la sua sostanziale inutilità.
Mi capita talvolta di visitare l'home page di uno dei miei disegnatori preferiti di sempre, Craig Robinson, più conosciuto come Flip Flop Flyin'; e immancabilmente provo la strana impressione di tornare a far parte di un microcosmo di bizzarri personaggi, nel frattempo cresciuti, aumentati in numero, o temporaneamente dormienti, in uno scorrere rallentato del tempo. Sarà che sono cresciuto a Richard Scarry e Peanuts, ma la malinconia e la dolcezza di certe strisce illustrate premono su un lato infantile di me che vive rintanato e in letargo, e che si rivela solo quando ne sente il bisogno. In Flip Flop Flyin' si entra in punta di piedi, quasi a non voler disturbare lo scorrere degli eventi, quasi in una fiera di paese in cui i bambini gridano e siedono per assistere ai teatrini di "David con un braccio più lungo", di "Flip Flop Flyin'", alter ego dell'autore; di "Pete and Bob"; dei "Minipops", piccoli ritratti di celebrità; e di tutti gli altri che si sono aggiunti nel tempo.
Non una penna a delineare i personaggi, né un acquerello a descrivere gli ambienti: FFF nasce dalla grafica retrò dei primi Paint di Macintosh o Pc, dalla sintesi al pixel che ne costituisce la cifra stilistica; una modalità espressiva temporaneamente resuscitata tre o quattro anni fa, e oggi cristallizzata in un limbo in cui a pochi è permesso l'accesso.
Se vi capita di fare un giro da quelle parti, pensate a quando avete riaperto quello scatolone polveroso di vecchi libri illustrati con i quali vi addormentavate da piccoli: chissà che non vi ritroviate a scarabocchiare lo schermo...
["What an online world like Second Life makes possible is a convergence between gaming and everything else that makes life worthwhile-- politics, science, ideas, art, spirituality, love, desire, community. In SL, you can create a place for these essential elements of the human experience in what superficially resembles a video game, and *play* with them on a tactile, immersive level. Ms. Pac Man still dodges her ghosts-- but now she can also meet one of the world's most influential political analysts, experience an interactive art installation memorializing the bombing of Hiroshima, or get a hands-on demonstration of evolution in action"].
Questa è l'opinione di Mr. W. James Au (AKA Hamlet Au ), ossia il primo (?) giornalista embedded in un mondo virtuale, [nella fattispecie: in Second life] e detentore di un seguitissimo blog, piattaforma della propria attività.
Per chi non mi segue più: Second Life è probabilmente il mondo virtuale che ha avuto il maggior successo dalla sua nascita, nel 2003: milioni di persone vivono, dialogano, interagiscono, creano, pensano mediante i propri avatar, in una società interamente ospitata all'interno di server.
Sin dal 2003, dicevo, W. James Au, sotto lo pseudonimo di Hamlet Linden, ha avuto il compito di analizzarne - al pari di un giornalista embedded in una società emergente -- le controversie, le personalità, le innovazioni e le ambizioni; contemporaneamente a questioni più profonde sull'identità, sulle norme sociali e sull'organizzazione oltre che sulle espressioni culturali degli stessi mondi online più in generale.
Regine di We-Make-Money-Not-Art, pur confessando di aver abbandonato il gioco online sin dai tempi di PacMan, pubblica una lunga ed interessante intervista al personaggio, che va dall'analisi dell'evoluzione del giornalismo e delle sue prospettive - basti pensare che il quartier generale virtuale del sen. John Kerry fu uno dei più attivi -; fino al dibattito su temi inerenti le relazione fra i cittadini di Second life, sull'integrazione di elementi dell'economia reale, e sulla controversia riguardo ai limiti etici della stessa.
Cosa può succedere se in una giornata di sole si fonde contemporaneamente il cervello ad una decina di personalità virtuali della blogosfera romana (e non solo)? Succede che si indìce una gara per risultare il 100° commentatore di un post in un blog di qualcun'altro, vincendo una vacanza immaginaria in un posto immaginario.
(Da) qui. Paradossalmente: incommentabile.
Pare che il vecchio detto della volpe che, incapace di raggiungere l'uva, la considera acerba sia valido anche per il 2006. Considerando che le mie conoscenze patchwork fai-da-te di Html, Css, XHtml sono mediamente ferme alla versione 1.0 (se non alla 0,5, siamo seri), è un piacere tutto da gustare per me presentarvi gli:
non ci posso fare niente, quando scopro questi oggettini flash inutili perdo il controllo di me stesso.
E se poi c'è anche un minino di interazione (i pulsantini in basso a destra e a sinistra)... rischio l'ipnosi.
Giorni fa, in una sorta di passaggio di testimone fra blogs (qui e poi qui) si tentava di discutere sul concetto di femminilità... Beh, questo ne è certamente un esempio sin dalle ossa, direi.
Più inutile dei test estivi de L'Espresso, meno imbarazzante dei quiz di Cioè, più sicuro di quelli di Salute: è giunto il momento di un quiz al formaggio:
per la cronaca ho appena scoperto di essere pesante quanto un Asteroid:
I am an Asteroid. I am a drifter. I go where life leads, which makes me usually a very calm and content sort of person. That or thoroughly apathetic. Usually I keep on doing whatever I'm doing, and it takes something special to make me change my mind.
Mastella non cessa mai di stupirmi: sempre in prima linea con il suo pensiero lucido, efficace, inedito. Un'opinione fuori dal coro, senza mezzi termini, sempre coerente; la denuncia sociale di un personaggio contro. Ah, certo, parlo della moglie Alessandra Lonardo Mastella, del suo blog, e di articoli quali: "Donna stuprata, segno che la famiglia è in crisi". Ah, la vecchia DC di una volta, la mitica famiglia perno irrinunciabile, le antiche fondamenta della società... Le risponderò con il mio piccione viaggiatore, quindi soddisfatto urinerò nella stalla.
Nel precedente articolo vi accennavo della possibilità di vedere le partite dei mondiali in formato ASCII ART. Cos'è l'ASCII ART? Leggi qua.
Vi riporto alcune istantanee della partita che sto tentando di "seguire". Certo non è per tutti, ma se vi scolate una bottiglia di Keglevich alla fragola la vedrete a colori.
Mi correggo: dopo mezz'ora di visione ininterrotta di ASCII ART, la partita la vedrete a colori comunque, anche senza Keglevich.
Sono sopravvissuto all'acquisto di Sky; sto evitando la radiocronaca ufficiale su Radio 1 e quella "divertente" su Radio2 (perché la Gialappa's tende a ripetersi un po' da 16 anni a questa parte...); le offerte tv-foniche della Tre e di Vodafone mi fanno un baffo; la diretta scritta di Repubblica.it, benché alle volte tocchi punte di prosa altissima (es. : "Cechi quadrati, tecnicamente superiori, ghanesi briosi, allegri, fantasiosi, ma leggerini. E' la carta d'identità di una partita che si presenta di non complessa lettura"), dicevo: di prosa altissima, richiede troppo alla mia pigra immaginazione; sorvolo sulle extensions di Firefox e sui gadget di Windows; e allo streaming di Mediacenter dico no.
Perché?
Perché sinceramente i mondiali di calcio non mi emozionano più da quando il sogno infantile di "Notti Magiche" svaniva sotto il cielo napoletano del San Paolo, mentre l'Italia perdeva l'innocenza e il buio di Tangentopoli si approssimava oltre gli ultimi fasti della "Milano da bere". O almeno così è come lo spiegherebbe Italo Cucci. Io invece la vedo diversamente: abbiamo una squadra che fa cagare e non andremo molto lontano...
Ma alla diretta della partita in Ascii Art , - in ASCII ART! -, ecco a questa, forse, non saprò rinunciare.