Fosco & Mb weblog
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mercoledì, 13 dicembre 2006
[fooosco] - 13/12/2006 13:58
Second Life, il mondo virtuale di cui abbiamo già parlato qui e qui, include al suo interno un modellatore 3d piuttosto intuitivo che stiamo imparando ad utilizzare. I risultati, nonostante l'apparente limitatezza dell'editor, possono essere anche estremamente raffinati, come nel caso della chitarra acustica  realizzata per il primo concerto di un noto musicista all'interno del metaverso, quello di Suzanne Vega del 3 agosto scorso.


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categoria: suoni, socialize it, virtual chronicles

domenica, 10 dicembre 2006
[fooosco] - 10/12/2006 16:31
Tatiana Bazzichelli, aka T_Bazz, già nota per i suoi articoli su Neural e la cura di diverse mostre ed eventi, ha appena pubblicato Networking, la rete come arte, per i tipi di Costa & Nolan, un'analisi della genesi e dello sviluppo storico dei movimenti artistici italiani fondati su un uso creativo, consapevole e condiviso delle tecnologie informatiche, e che hanno contribuito alla formazione delle prime comunità hacker italiane a partire dagli anni '80. Il testo è accompagnato da un'introduzione di Derrick de Kerckhove e da una postfazione di Simonetta Fadda. Coerentemente con gli argomenti trattati il libro è scaricabile gratuitamente. Ne riparleremo a fine lettura.

immagine a destra (dal testo): Il metabrand Serpica Naro, anagramma di San Precario, che con un hoax mediatico a cura dei lavoratori precari di Milano ha sovvertito la Settimana della moda milanese, 2005.

Via: From A to D
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categoria: arts and crafts, socialize it, virtual chronicles

domenica, 05 novembre 2006
[Mb0] - 05/11/2006 13:47
Una delle maggiori riserve a proposito dei mondi virtuali è data dall'incapacità da parte di molti di coglierne una qualche diretta "utilità": si ritiene spesso che siano, al limite, solo dei videogame dalle regole meno chiare o una sorta di chat in cui i partecipanti hanno in aggiunta un personaggio 3d che li rappresenta.

Un esempio molto chiaro di applicazione pratica è offerto, invece, dal Languagelab su Secondlife, un sistema legato alle pratiche delle e-learning, già presenti sul web, ma che sfrutta direttamente le potenzialità date da un mondo virtuale.





Languagelab è a tutti gli effetti una scuola di lingue che sfrutta un principio condiviso: per imparare velocemente e correttamente  una lingua straniera bisogna trovarsi nel paese in cui tale lingua è parlata, o almeno in un ambiente nel quale si è costretti a utilizzarla continuamente e in situazioni diverse. L'avatar coinvolto nelle lezioni si trova in un contesto virtuale che riproduce ambienti quotidiani e interagisce con altri avatar, studenti come lui e insegnanti madrelingua, attraverso il sistema di comunicazione vocale Vivox.

Il tutto consente di superare, rimandendo nel metaverso, un ambiente di apprendimento sterile come può essere una classe. Languagelab è attualmente in fase di sperimentazione: i promotori sono in cerca di insegnanti da tutto il mondo che si troveranno a lavorare col computer da casa, mentre per ora è possibile partecipare alle lezioni gratuitamente in cambio di feedback.

Via: SecondLifeBlog.it
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categoria: socialize it, virtual chronicles

martedì, 24 ottobre 2006
[fooosco] - 24/10/2006 12:08
Mi sono appena accorto che Socks ha superato le 10000 visite.
Grazie a tutti (e soprattutto me stesso...) per essere tornati con assiduità da queste parti!
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categoria: socialize it

sabato, 21 ottobre 2006
[fooosco] - 21/10/2006 16:17
E' dunque il 1963 per Pasolini il momento maturo per interrogare questo nostro giovane paese su erotismo e sessualità; il momento per tastare il polso ad un'Italia ancora frammentata per livello sociale, per lingua, per morale e spiritualità;  dinamica e preindustrializzata al Nord, arcaica al sud.
Mi ritrovo in una di queste sere di ritorno dal lavoro a guardare stupito "Comizi d'amore", un film-inchiesta, dunque, un documento di ricerca che si rivela sottilmente ma esplicitamente pedagogico, lontano da una sterile prerogativa sociologica e sempre sostenuto da una passione combattiva che in quegli anni costituiva la cifra lirica del poeta.
Pasolini intervista un'Italia statistica borghese e agricola, abbiente e povera,  qualche viso noto per una massa di anonimi pedoni della vita, alla ricerca di un punto medio in cui possa confluire il ritratto di un paese ancora debolmente teso verso una propria individualità, stretto allo spasimo dai condizionamenti cattolici e da sovrastrutture repressive.



Pasolini interroga e si interroga, il suo parlato mite sfiora visi plasmati da mode andate o da condizioni secolari, si adatta all'interlocutore ma esige opinioni sincere con violenza temperata.  Amore e erotismo, omosessualità e prostituzione sono inusuali argomenti di discussione, e i gruppi di fronte alla telecamera auto-selezionano, inconsciamente, portavoci popolari, rappresentanti del portato sociale di un discorso condiviso.
Ciò che traspare è l'immagine di una (piccola e media) borghesia ipocrita, che si esprime attraverso luoghi comuni, che arretra di fronte al confronto su un tema di cui crede "vergognosa" qualsiasi opinione. Ma traspare anche una certa spontaneità delle classi più povere, degli agricoltori calabresi, dei bambini ancora non interamente assorbiti dai condizionamenti: "Treccine", come la nomina affettuosamente il regista, appare il più sincero e moderno interlocutore.

E in questa metafisica del banale e del medio, improvvisamente spicca un Ungaretti piegato dall'età,  il viso scavato dalle rughe, la voce stentorea, la profondità di un pensiero che supera il suo essere mortale:

PASOLINI   Ungaretti, secondo lei esiste la normalità e la anormalità sessuale?
GIUSEPPE UNGARETTI   Eh... senta, ogni uomo è fatto in un modo diverso... dico nella sua struttura fisica è fatto in un modo diverso, fatto anche in un modo diverso nella sua combinazione spirituale, no... quindi tutti gli uomini sono a loro modo anormali, tutti gli uomini sono in un certo senso in contrasto con la natura, e questo sino dal primo momento... sino dal primo momento: l’atto di civiltà, che è un atto di prepotenza umana sulla natura, è un atto contro natura.
PASOLINI   Sono molto indiscreto se le chiedo di dirmi qualcosa a proposito di norma, di trasgressioni della norma, sulla sua esperienza intima, personale?
UNGARETTI   Beh... io personalmente, che cosa vuole, io personalmente sono un uomo, sono un poeta... quindi incomincio con trasgredire tutte le leggi facendo della poesia... Ora sono vecchio e allora non rispetto più che le leggi della vecchiaia, che purtroppo sono le leggi della morte.

(da pasolini.net).



E' spontaneo chiedersi che fine ha fatto questa Italia del '63 in cui Ungaretti è l'eccezione. Chi proverebbe vergogna a rispondere a domande del genere? Chi oserebbe affermare oggi che la donna dovrebbe essere "Non completamente, solo appena appena inferiore all'uomo"? 
L'ignoranza e la reticenza nelle risposte, sembrano avere trovato altri luoghi in cui nidificare, eppure la donna è inferiore nel lavoro e nel ruolo sociale, all'uomo;  l'omosessualità è ancora per molti, fuori dai centri cittadini in cui viene sfruttata commercialmente, fonte di vergogna ed esclusione sociale; la stessa sessualità esce dalla falsa protezione della vergogna per entrare nella sua ancor più conformistica mercificazione, le più floride organizzazioni cattoliche giovanili propugnano oggi valori bigotti e anacronistici.

E mi domando, preoccupato, se in fondo non sia cambiato poi un granché.
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categoria: arts and crafts, itaglia e itagliani, socialize it

martedì, 29 agosto 2006
[fooosco] - 29/08/2006 21:05
Rieccomi tra voi. Durante gli ultimi due giorni di agonia (in cui non riuscivo neanche a reggermi in piedi... virus della tesi, ecco) gradite novità hanno alleviato la mia degenza: innanzi tutto accogliamo nel nostro generoso grembo Panapp e Pasquale "Babsi" La Forgia (che ringrazio per il link). Invito con l'occasione a proseguire nel suo integratore la discussione sulle play girls, visto l'interesse che ha mostrato (per una in particolare :).

Un saluto a due blogfellas d'eccezione - di nuovo online - : t.a.f.k.a.Foodstock e Santafede, con tanto di video e header nuovi; e un altro affettuoso a Kamal, che ho appena saputo costretto a casa da una distorsione alla caviglia. E poi è tornato anche Inkiostro, che ci ha da poco linkato: non ho proprio più scuse per rimanere a letto.

Ma è mio preciso dovere, dopo cinque post di rodaggio e tanto di scritta in alto sulla colonna laterale, dichiarare ufficialmente che Socks d'ora in poi non è solo colpa mia. Per i soliti commenti, insulti, minacce personali, è gradito uno sguardo all'autore dei post.
A poi.
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categoria: socialize it

venerdì, 25 agosto 2006
[fooosco] - 25/08/2006 10:28

mercoledì, 23 agosto 2006
[fooosco] - 23/08/2006 11:51
Un paio di sere fa io e mb ci siamo ritrovati con flo e giulia alla mitica pizzeria di S.Lorenzo "il Maratoneta".
A S.Lorenzo tutti sanno che sport e pizza hanno radici comuni che si perdono nella notte dei tempi, e se non ci credete, provate a fare un salto anche al "Formula 1", o al "Podista", fra le mie preferite.
Tra una birra e l'altra, antipasti posticipati e accese discussioni su quello che faremo da grandi, mi è tornato in mente questo poster; un regalo di compleanno realizzato in flash e photoshop.



































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categoria: arts and crafts, socialize it, idrew

giovedì, 10 agosto 2006
[Mb0] - 10/08/2006 19:21
Nello spiazzo di fronte al Junction Theatre di Cambridge ci sono cinque secchi per la spazzatura e quattro panchine; fin qui niente da notare, un arredo urbano comune per uno spazio pubblico di piccole dimensioni. Forse fa una differenza pensare che ognuna di queste panchine e ogni cestino possa "decidere" di fare qualcosa di inaspettato. Ad esempio una seduta può spostarsi sotto un albero in attesa di qualcuno che la occupi, i cestini raggiungere insieme il luogo dove vengono svuotati e mettersi improvvisamente a cantare.


Greyworld, gli autori di questa installazione, giocano da anni sulle possibilità di "attivare" spazi pubblici inanimati spingendo i passanti a soffermarsi su luoghi inosservati della città; per farlo, si servono di tecnologie che rendono dinamici elementi normalmente immobili: gli spazi di passaggio divengono luoghi di accadimento (ad esempio la fermata dell'autobus nella quale una voce femminile canta citando i colori dei vestiti di chi aspetta ), oppure i passanti vengono coinvolti direttamente nell'arredo degli spazi che attraversano (in Street dots, alcune telecamere riprendono le persone e ne riproducono le silhouettes su schermi) .
Questo gruppo di artisti dimostra da tempo che gli spazi urbani possono essere divertenti, interessanti e aperti ad una continua interazione, e non lo scontato scenario di monumenti più o meno retorici.

The benches love to be sat on, and they often take up position in new spaces to make themselves more attractive to potential human sitters. Sometimes, when it rains, they move themselves to drier, shadier areas of the square. To attract potential human sitting folk, they like to form patterns - the benches moving in to shapes in the centre of the piazza.

The bins are a little more solitary. It's a tough life being a bin, and they like to contemplate their humble lot on their own.

When the mood takes them, the surniture like to burst in to song. Sometimes, small clusters gather together and sing a tight six-part harmony, and occasionally, though much more rarely due to their shyness, the bins join in with their sweet soprano voices.

Each bench drifts slowly around the square, no faster than a strolling human, and is equipped with sensors that detect the presence of objects in its immediate vicinity, coming to a complete halt when any object is coming close.

Via We-Make-Money-Not-Art

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categoria: arts and crafts, socialize it, go public

venerdì, 04 agosto 2006
[fooosco] - 04/08/2006 13:11


Ne avevo già sentito parlare all'inizio, (nel 2004), e come mi capita spesso con qualche progetto collettivo, mi ero ripromesso di parteciparvi, per poi far irrimediabilmente ricadere tali desideri nel limbo del dimenticatoio. E adesso che si è concluso, ed è stato addirittura pubblicato su At the edge of art, capisco di aver fallito un'altra opportunità di arricchire i miei rapporti comunitari online.
Si tratta dell'edificio virtuale più alto del mondo, o Tallest Virtual Building: realizzato con pixel invece che mattoni, e cresciuto sulla base di un template - piano per piano - dagli stessi residenti. Ora si è concluso e un'antenna per telecomunicazioni  troneggia su un'infinità di piani - situazioni deliranti.
Ah, quanto mi piacerebbe visitare il piano panino...

Via: We-Make-Money-Not-Art
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categoria: arts and crafts, world weird web, socialize it