sotto gli occhi:
Kai Zen - La strategia dell'ariete
nelle orecchie:
Shellac - Canada
Mp3s and videos posted on Socks weblog are for evaluation purposes-only and most of the material is already available in the web. If you are the artist or the copyright owner tell me if you want something to be removed. (Losing some free promotion...)
C'è chi attende il proprio turno di discussione come se stesse affrontando la morte, e chi pare essere lì per pura coincidenza; c'è chi barcolla per sonno arretrato e chi sembra aver passato l'ultima settimana a scegliere i vestiti; c'è chi sintetizza il proprio lavoro in UN'ORA E VENTI MINUTI di presentazione e chi disegna vignette di protesta (a quando la pubblicazione?!); c'è una densità di nonni, parenti, cugini e cani che neanche nel matrimonio del nipote di sora Lina; c'è il vecchio professore che se sbadiglia mentre parli perdi due punti di sicuro, accanto al tuo giovane relatore pimpante come un bambino al circo; c'è la partecipazione inaspettata di tanti amici, conoscenti e colleghi ai quali ricambiano il nostro amore universale e aiuto incondizionato quando ne avranno bisogno garantendo ubiquità; c'è l'attesa p r o l u n g a t a, i n f i n i- ta, s n e r v a n t e... che si scioglierà nei bicchieri della prossima settimana etilica; c'è un carrozzone così atteso e così invero fugace, e un blog che riparte da oggi, come prima: Socks is back, appunto!
Ciao a tutti, come sapete/notate siamo momentaneamente assenti (evito battuta scontata & triste tipo "...anche mentalmente", ecco, ormai l'ho scritta....ah ah grosse risate...). La cosa, tranne imprevisti, XXXXXXXXXXXXX [visto censura], si protrarrà per un quindicina di giorni...
Quindici giorni senza Socks, quindi, come farete? poi mi direte; per quanto ci riguarda vi possiamo consigliare di prendere aria, mangiare noci di cocco, aerosol anti asma e tranquillanti, in attesa del grande ritorno. Potrei andare avanti a lungo, ma la scusa era solo di salutare tutti i - vani - commentatori, passati e futuri, quali che siano e quindi vi lasciamo in pace.
A presto ;)
Roma, giovane blogger scopre improvvisamente che il suo blog è al sesto posto nei risultati di Google CHINA utilizzando "Socks" come chiave di ricerca.
Sentiti ringraziamenti al regime cinese per aver tolto di mezzo la concorrenza tramite censura virtuale.
Portare i contenuti e gli strumenti di internet fuori dal computer e rendere la realtà fisica un'interfaccia ad esso connessa è un tema diffusamente dibattuto, Bruce Sterling pare esserne ossessionato (vedi Shaping things e Tomorrow now), ma si legge sempre più spesso di "internet delle cose" (di cui torneremo a parlare), "ubiquitous computing", tecnologia RFID nei contesti più diversi.
Una versione dall'apparenza estremamente "low tech" per creare veri e propri link dal mondo fisico alla rete sono i 2d barcodes; si presentano come immagini (tag è il nome) composte da pixel bianchi e neri disposti in maniera caotica. Possono essere letti da un telefonino con macchina fotografica incorporata e conducono ad un indirizzo web collegato. Il software da istallare per rendere il cellulare in grado di leggere questi "tag" può essere scaricato gratuitamente (qui ad esempio) e altrettanto immediato è realizzarli. A questo punto basta stampare l'immagine ottenuta e materialmente attaccarla sull'oggetto al quale si desidera attribuire un valore "ipertestuale".
Qualche potenziale applicazione? Me ne vengono in mente troppe... ad esempio sulle locandine di un film può trovarsi un tag che consente di collegarsi al trailer (per questo mi sa che ci vuole un cellulare serio); già esistenti? Provate a dare un'occhiata a Semapedia, oppure guardate Shotcode.
La prima immagine è il tag di Socks, ma io e Fosco possediamo cellulari di altre ere, qualcuno è in grado di dirci se funziona?
Ricordate Nike Platz? La campagna del 2003 in cui si affermava che la storica Karlplatz di Vienna sarebbe stata presto dedicata alla scarperia più famosa del pianeta, con tanto di infobox, sostituzione del nome e monumento alla virgola saettante?
Ci eravamo cascati tutti; probabilmente contagiati da una replica evidente dello scenario descritto in un passo sferzantemente ironico di Microserfs di Douglas Coupland:
Karla told me about how the city of Atlanta was tampering with the idea of naming streets after corporations in return for paying for the maintenance of infrastructure: "Folgers Avenue; Royal Jordanian Airlines Boulevard; Tru-Valu
Road."
"Well," I said, "streets have to get names somehow. The surnames Smith,
Brown, and Johnson probably looked pretty weird when they first started, too."
Karla said, "I think that in the future, clocks won't say three o'clock anymore.
They'll just get right to the point and call three o'clock, 'Pepsi.'"
(da Microserfs, 1995)
0100101110101101.org, nelle persone di Eva e Franco Mattes, artisti-attivisti che mirano testualmente a raggiungere il più alto grado di visibilità con il minimo sforzo, utilizzando tattiche non-convenzionali di comunicazione, forse ignoravano il formidabile periscopio sul futuro di cui lo scrittore canadese è dotato, ma riuscivano ugualmente a colpire diversi tallone d'Achille della società contemporanea; ritorcendo contro le multinazionali le stesse tecniche mediatiche mediante le quali queste costruiscono la propria brand awareness.
Leggendo recentemente WMMNA ho scoperto il progetto Vaticano.org, e a questo punto non può che iniziare la mia fede incondizionata per loro.
(ogni riferimento a fatti, persone, luoghi di origine sacra è puramente secondario)
Formatosi nella bottega di Vittorio Veneto dell'architetto Padolon, dove matura il gusto per la citazione archeologica, Ervirilio, detto il Foodstock, è a contatto con le novità dei toscani di passaggio in città dai quali maturerà la sua linea stilistica: perfetta impaginazione prospettica, gusto per il disegno nettamente delineato e per la forma monumentale delle figure, gusto che presenta forti analogie con l'opera di Melozzo da Forlì. Il contatto con le opere di Piero della Francesca, avvenuto a Ferrara, marcò ancora di più i suoi risultati sullo studio prospettico, tanto da raggiungere risultati illusionistici, che saranno tipici di tutta la produzione nord italiana.
Sempre a Ferrara, poté conoscere il patetismo delle opere di Rogier van der Weyden rintracciabili nella sua pittura devozionale; attraverso la conoscenza delle opere di Giovanni Bellini, di cui sposerà la pro-nipote, le forme dei suoi personaggi si addolciscono senza perdere monumentalità e vengono inserite in scenografica più ariose.
La figura del corpo del Barbone, affiancato da RLF e dal Foodstock in persona, raggiunge in questo filmato, oggi custodito a Brera, un'intensità quasi sconvolgente. Il profondo 'scorcio' dà al volto del soggetto una fissità ieratica e, insieme, rapita. La prospettiva gioca con i valori dello spazio, tramutando il binomio compositivo primo piano / secondo piano nella più forte e drammatica opposizione basso / alto, cosicché lo spettatore si ritrova quasi d'incanto ai piedi di una grande e invisibile croce.
Quanto all'epoca di stesura e al tragitto seguito dall'opera, da Mantova a Milano, i pareri divergono radicalmente; in pratica, benché si propenda per una datazione intorno al 2006, il filmato è stato associato a ogni tappa saliente della vita del Maestro, dal periodo veneto fino all'ultima parte dell'avventura mantovana. E' un'ulteriore conferma di quanto sia arduo precisare, nel caso elviolesco, un tragitto coerente e una trasformazione dello stile, tale è la sintesi immaginativa che puntualmente si riscontra nelle più alte creazioni del Faginto.
Recentemente, l'opera ha dato luogo a una raffinata ed esauriente analisi da parte della Santafede (Foodstock. Vita, morte e miracoli, edizioni TEA), che insiste specialmente su alcuni temi iconografici:
Il Barbone Morto si presenta, da un punto di vista ideativo, come un coerente sviluppo e quasi una naturale conseguenza delle ricerche già avviate dall'autore sulla rappresentazione della figura scorciata, che vedono l'artista veneto in prima fila nel contesto della videografia italiana contemporanea. L'interpretazione fornita dallo stesso Jacobsen, secondo la quale la presa scorciata sul corpo del Barbone si rivela finalizzata ad evidenziare in una visione unitaria e ravvicinata le cinque ferite, un preciso tema iconografico di origine medievale, appare stimolante ma certo non esauriente. Se da un lato, infatti, essa potrebbe spiegare l'evidenza quasi da anatomista con la quale sono esibite le ferite delle mani e dei piedi del Barbone, dall'altro lato una simile interpretazione non rende conto di alcuni elementi che giocano un ruolo decisivo nella decifrazione del reale significato del quadro del l'artista. Il riferimento è in particolare alla lastra sulla quale è steso il corpo del Barbuto, spesso superficialmente descritta come una tavola d'altare o una pietra tombale ma in realtà certamente identificabile, come indicano sia la sua caratteristica rossastra a venature bianche, sia la presenza del vaso dell'unguento, a destra della testa del Barbuto, nella pietra dell'unzione; cioè nella pietra sulla quale, prima della deposizione nel sepolcro, il corpo dell'uomo venne spalmato di olii aromatici, conformemente al rito della sepoltura ebraica. La pietra dell'unzione non compare nei testi sacri, i quali però fanno chiaro riferimento all'unzione del corpo del Barbuto con l'aloe e mirra portati appositamente, da Nicodemo a Giuseppe d'Arimatea. Ad incrementare in modo decisivo la diffusione del culto della pietra fu tuttavia l'apparizione a Costantinopoli, durante il regno di Manuele Comneno, e più precisamente tra il 1169 e il 1170, di una reliquia proveniente da Efeso (dove, secondo la leggenda, era stata lasciata dalla Maddalena, che l'aveva portata con sé da Gerusalemme), venerata appunto come lastra sulla quale era stato unto il Barbone.