Fosco & Mb weblog
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mercoledì, 30 agosto 2006
[fooosco] - 30/08/2006 16:18
Nelle fessure delle parole, quando il confine con le immagini si fa scivoloso, incerto, tagliente, allora il pensiero celato si rivela attraverso sinestesie solo apparentemente casuali, frutto dell'accumularsi nel tempo dei sedimenti di un'intera cultura.
Quando il sole brucia i suoi ultimi istanti e la memoria solidifica certezze destinate a crollare insieme agli edifici costruiti sulle sue fondamenta, allora è nel buio che vivranno esseri mostruosi e belli ad un tempo, e il contrasto striderà fra le piaghe di Sabrina.





Sabrina - Einstuerzende Neubauten


It's not the red of the dying sun
The morning sheets surprising stain
It's not the red of which we bleed

The red of cabernet sauvignon
A world of ruby all in vain

It's not that red

It's not as golden as Zeus famous shower
It doesn't come, not at all, from above
It's in the open but it doesn't get stolen
It's not that gold
It's not as golden as memory
Or the age of the same name

It's not that gold

I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
Your colour, I wish

It is as black as malevitch's square
The cold furnace in which we stare
A high pitch on a future scale
It is a starless winternight's tale
It suits you well

It is that black

I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
Your colour, I wish
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categoria: suoni, arts and crafts

martedì, 29 agosto 2006
[fooosco] - 29/08/2006 21:05
Rieccomi tra voi. Durante gli ultimi due giorni di agonia (in cui non riuscivo neanche a reggermi in piedi... virus della tesi, ecco) gradite novità hanno alleviato la mia degenza: innanzi tutto accogliamo nel nostro generoso grembo Panapp e Pasquale "Babsi" La Forgia (che ringrazio per il link). Invito con l'occasione a proseguire nel suo integratore la discussione sulle play girls, visto l'interesse che ha mostrato (per una in particolare :).

Un saluto a due blogfellas d'eccezione - di nuovo online - : t.a.f.k.a.Foodstock e Santafede, con tanto di video e header nuovi; e un altro affettuoso a Kamal, che ho appena saputo costretto a casa da una distorsione alla caviglia. E poi è tornato anche Inkiostro, che ci ha da poco linkato: non ho proprio più scuse per rimanere a letto.

Ma è mio preciso dovere, dopo cinque post di rodaggio e tanto di scritta in alto sulla colonna laterale, dichiarare ufficialmente che Socks d'ora in poi non è solo colpa mia. Per i soliti commenti, insulti, minacce personali, è gradito uno sguardo all'autore dei post.
A poi.
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categoria: socialize it

lunedì, 28 agosto 2006
[Mb0] - 28/08/2006 23:08
Un progetto molto semplice, ma estremamente efficace e interessante, che lavora sull'idea di un'arte "interattiva" in cui il pubblico realmente conferisce all'opera una sua direzione imprevista.

Delle grandi nuvolette (quelle dei fumetti, per intenderci) vengono proiettate sulla facciata di un edificio, vicino a porte e finestre, in maniera tale da incoraggiare i passanti a immaginare i discorsi che potrebbero provenire dall'interno del palazzo stesso. In precedenza, l'autore/artista distribuisce, nei pressi dell'area in cui verrà visualizzata l'istallazione, dei volantini con su scritto un numero di cellulare e alcune semplici istruzioni; sono quindi le persone che passano a generare attraverso sms i dialoghi immaginari provenienti dagli edifici, da spettatori e autori insieme, interpretano una performance dagli esiti sempre diversi.



E' nelle intenzioni dell'autore far pensare a forme del rapporto tra pubblico e privato (la facciata come filtro tra l'abitazione e la città) e a cosa avverrebbe se venissero resi evidenti all'esterno i pensieri e i discorsi che si celano nell'interno di ambiti privati.
Paul Notzold dichiara di essere interessato a realizzare le sue performance ovunque gli venga chiesto, di non avere soldi, ma di essere un eccellente ospite...fate un po'  voi!
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categoria: arts and crafts, go public

sabato, 26 agosto 2006
[fooosco] - 26/08/2006 13:23
Onestamente l'intervista a Barbara ‘Babsi’ Lippe mi lascia più dubbi aperti che risposte.
La novella PhD, fresca indagatrice dei rapporti tra videogioco e cultura femminile nella propria tesi di dottorato, risponde a un variegato spettro di domande nell'ultima intervista di Pingmag. 

Come si può distinguere tra videogiochi tipicamente occidentali e tipicamente giapponesi? Quale grado di dignità hanno acquisito i videogame nella nostra produzione culturale e in quella asiatica, implicando già nella domanda un'analisi dello sfondo sociale inerente? E poi: Si può parlare di videogame di genere? In quali tratti si distingue un prodotto destinato ad un mercato prevalentemente femminile?





"It might be the emphasis on storyline in many Japanese games, the more artistic grade of graphical abstraction, the lack of repetitive violence - girls are not against violence, but against pointless repetition and boredom - and the existence of strong female characters that make many Japanese games more appealing than the American mainstream".

Why do you think that the Japanese cuteness gets accepted in the West, where being cute can sometimes be an “insult” for a woman?



“Cutesy” girl imagery with lots of pink is the norm in Japan


Because it is exotic. Because Japan is cool at the moment. (...). However, many Westerners equal cuteness with kitsch and childishness. I think because the Western culture is a reading culture based on an abstract alphabet and not graphemes like Japanese kanji any information that is drawn instead of written is seen as inferior. So there is almost no character business for adults in the West, and there is rarely a mascot used instead of a logotype.

Mi chiedo retoricamente se si possano davvero liquidare tutti questi argomenti in un'intervista di una paginetta scarsa, e mi rispondo che no: occorrerebbe una lettura più approfondita del libro in uscita, tratto dal denso dottorato che pare arrivi a pesare mille e più pagine. Ovviamente solo per (social) geek intenditori.
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categoria: arts and crafts, japanism, playtime

venerdì, 25 agosto 2006
[fooosco] - 25/08/2006 10:28

mercoledì, 23 agosto 2006
[fooosco] - 23/08/2006 11:51
Un paio di sere fa io e mb ci siamo ritrovati con flo e giulia alla mitica pizzeria di S.Lorenzo "il Maratoneta".
A S.Lorenzo tutti sanno che sport e pizza hanno radici comuni che si perdono nella notte dei tempi, e se non ci credete, provate a fare un salto anche al "Formula 1", o al "Podista", fra le mie preferite.
Tra una birra e l'altra, antipasti posticipati e accese discussioni su quello che faremo da grandi, mi è tornato in mente questo poster; un regalo di compleanno realizzato in flash e photoshop.



































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categoria: arts and crafts, socialize it, idrew

martedì, 22 agosto 2006
[fooosco] - 22/08/2006 22:11
Riepilogando: ha riconosciuto Smells like teen spirit e Come as you are, ha fallito miseramente con Seven Nation Army e Big mouth strikes again degli Smiths, ha superato senza incertezze Hey Jude e ha dimostrato una buona cultura musicale con Souljacker Part 1 degli Eels; ma poi è vergognosamente crollato sulla dolce Crystal Lake dei Grandaddy scambiandola per la  tremenda I need a bitch di un certo Nate Dogg...
Song tapper, un semplice motore di ricerca di pezzi musicali in flash in grado di riconoscerne il ritmo battuto con la barra spaziatrice, non è affatto male.
O meglio: accuratezza: 6+, "addittività": 9; idea alla base: priceless.
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categoria: suoni, world weird web

[fooosco] - 22/08/2006 13:29
PLAY.orchestra è un'installazione inaugurata il 17 agosto nei pressi del Royal festival Hall, costituita da 56 cubi di plastica e 3 hotspots disposti a orchestra ed equipaggiati di luci e amplificatori. Sedendosi sopra ciascun cubo o rimanendo di fronte ad un hotspot si ottiene il suono di uno strumento;  di conseguenza, l'interazione di 56 persone rende possibile l'ascolto di un'intera pièce. Tramite cellulare bluetooth si potranno ricevere i sample audio ottenuti, che è possibile caricare a partire da settembre nella libreria pubblica dell'installazione.



Purtroppo non ho ancora trovato video, ma il materiale in rete è piuttosto ricco e comprende, oltre ad alcune foto su flickr, fra cui questa in basso, anche un production blog, mediante il quale è possibile farsi un'idea del progetto e della complessità della sua realizzazione.


Daniel Harris del Central Saint Martins, autore delle stesse foto e convolto nell'opera sin dall'inizio, ne parla nel proprio sito:

“I was then responsible for the various human, computer and physical interfaces used in the build. 2 miles of cable are used to connect the 60 seats with the control system, which runs on a midi based Max / MSP system.

The Objective was to get non-traditional audiences to experience an orchestra from new angles, and to involve themselves in activity of the philharmonia orchestra. For this purpose, a bluetooth system was set up, where members of the public can submit their own samples for composers to put together into a piece that will be played in the last few weeks of the installation.”

Via: Pixelsumo e MAKE Magazine.
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categoria: suoni, arts and crafts

domenica, 20 agosto 2006
[Mb0] - 20/08/2006 22:46
(al MAXXI fino al 27 Agosto)
Il vivere quotidiano al femminile, così come immaginato da stereotipi centenari, così come deposto negli archivi di un subconscio personale, è il tema di fondo dell’intera opera di Rosemarie Trockel e il filo che guida la sua mostra, in via di conclusione, al MAXXI di Roma.

Dalle tele composte “a maglia” che fanno eco alle tendenze più disparate dell’arte, con riferimenti al minimalismo, all’astrattismo, alla semplice arte decorativa si passa a collezioni di oggetti, piccole sculture incentrate sul tema del corpo, della sessualità, dei ruoli tradizionalmente associati all’universo femminile. Tutto è riprodotto attraverso l’eterogeneità di materiali legati a un immaginario domestico e riletti da una consapevolezza ironica: un ferro da uncinetto unito a una piastra da cucina diviene un giradischi, una spugna per pulire: un oggetto scultoreo. Sullo sfondo, il rumore incessante di quella che si rivela una donna-robot intenta a strofinare all’infinito il pavimento.





Fuori dalla sede temporanea del museo che ospita la mostra si innalzano le intricatissime impalcature a sostegno delle violente strutture del MAXXI che sarà (speriamo presto); si inizia a intuire un’opera figlia di un’altra donna, Zaha Hadid, lontana certo dalla “leggerezza” della Trockel e dalle sue allusioni ad un passato di debolezza e subalternità.

Una tensione imprevista tra due espressioni antitetiche della condizione femminile?


ROSEMARIE TROCKEL
Menopause
fino al 27 Agosto 2006
MAXXI -MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
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categoria: arts and crafts

[fooosco] - 20/08/2006 20:23
Quando lavorare alla tesi il 20 agosto dopotutto non è il male peggiore.
(clicca sulle immagini, se proprio...)






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categoria: itaglia e itagliani, world weird itself

sabato, 19 agosto 2006
[fooosco] - 19/08/2006 12:57
In una mattina d'agosto del 1976 il regista francese Claude Lelouche montava una telecamera di fronte ad una Mercedes per poi lanciare la vettura ad una velocità media di 150 Km/h nel cuore di Parigi, registrando il piano-sequenza più mozzafiato della storia del cinema.
In nove minuti (il massimo metraggio disponibile), lo stesso Lelouche, al volante dell'auto, ignorò 18 semafori rossi, attraversò contromano una strada a senso unico, terrorizzò piccioni e superò passanti, in un'interpretazione decisamente realistica di un uomo in ritardo all'appuntamento con una donna e pronto a correre qualsiasi rischio per non perderlo. Il corto raggiunse presto lo status di culto, autorizzando le più svariate congetture sulla sua realizzazione, fino a far supporre l'utilizzo di una Ferrari 275 GTM pilotata nientemeno che dal campione di F1 Jackie Ickx.

Alla pletora di siti dedicati a C'etait un rendez-vous, qui e qui, e alla sua realizzazione, se ne aggiunge ora uno che accosta Google video e Google maps per mostrare la rotta seguita mentre scorrono le immagini.
Gustatevi Gmaps GVideo Mashup Rendezvous
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categoria: arts and crafts, world weird itself

venerdì, 18 agosto 2006
[fooosco] - 18/08/2006 20:39
Da oggi e finché non chiederete grazia, ne avrò voglia, socks dedicherà saltuariamente un piccolo spazio per alcune delle illustrazioni che ho realizzato tra il 2002 e il 2004, un periodo di auto-apprendimento che considero concluso, ma di cui non è proprio tutto da buttare...

Design is tough è del 2003 e se non sbaglio l'ho disegnata con Freehand e Photoshop durante il mio erasmus a Madrid; con l'occasione mando perciò un saluto a chi era con me in quella bella parentesi della mia vita.









































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categoria: arts and crafts, idrew

giovedì, 17 agosto 2006
[fooosco] - 17/08/2006 13:09
In un blog che si chiama "uuuuu", scritto da un certo "uuuuu" e che da tre anni ripete  un unico, emblematico "uuuuu" in ogni post, la cosa più interessante da leggere sono, senza dubbio, i numerosi commenti.
Soprattutto quello geniale del 14 luglio .


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categoria: pillole, world weird web

[fooosco] - 17/08/2006 12:33
Generated Image

Che ci crediate o no, anche socks è finalmente Web 2.0.
Beh, per ora, soltanto il logo, realizzato grazie al Web2.0 V2 Logo Creatr con tutte le specifiche più paradigmaticamente web cool, [carattere: simpatico, colore: celeste sfumato e fucsia finale, ortografia: scorretta, riflessi: ovunque, bollino "beta": perennemente in alto a destra].
Ovviamente l'intento del programmatore è parodiare i loghi web 2.0, tutti grossomodo simili; ma ognuno è libero di usare come vuole le "proprie" creazioni.
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categoria: arts and crafts, world weird web

mercoledì, 16 agosto 2006
[Mb0] - 16/08/2006 23:42
Se ci fate caso, appare ovunque... campeggia su striscioni pubblicitari, fogli per istruzioni, menù, viene usato persino per scrivere tesine o in qualche sito internet e sarà capitato a molti di notare che è sempre - irrimediabilmente - inadatto.
Lo so, al mondo ci sono cause più serie per le quali lottare, ma non posso non sorridere di fronte alla campagna (con tanto di petizione e merchandising!) per proibire l'utilizzo di uno dei più abusati caratteri tipografici di tutti i tempi.


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categoria: world weird web

martedì, 15 agosto 2006
[fooosco] - 15/08/2006 14:10
Jonatham Lethem, autore della "Fortezza della Solitudine", opera letteraria in cui la fiction abbraccia le vicende storiche legate al drammatico sconvolgimento sociale e demografico del quartiere di Brooklyn, a New York, (vedi alla voce: Gentrification), ha scritto di recente una lettera pubblica sul giornale online Slate a Frank "Bilbao" Gehry, accusando l'architetto di aver realizzato - per quanto ancora sulla carta - un piano fuori-scala, fuori-sede, fuori-di-testa di ben 16 (!) torri, in grado di stravolgere la qualità della vita nel quartiere newyorkese, - vale a dire quella che ancora fragilmente permane -.




Lungi dal voler perpetuare una trita polemica, riciclante tratti stereotipati e retorici già in precedenza giunti alle orecchie del profeta dell'architettura contemporanea, la lettera si indirizza presto verso una dura argomentazione in sette punti ben circostanziati, corrispondenti ad altrettante domande non ancora soddisfatte dalle risposte del destinatario.

Per la lettura completa dell'affascinante J'accuse, premessa di una prolungata azione sul campo, rimando a Slate. Qui mi limiterò a evidenziarne i tratti salienti, dando un assaggio di come si scrive un moderno pamphlet:

PREMESSA: "Your presence is intended to appease cultural tastemakers who might otherwise, correctly, recognize this atrocious plan for what it is, just as the notion of a basketball arena itself is a Trojan horse for the real plan: building a skyline suitable to some Sunbelt boomtown. I've been struggling to understand how someone of your sensibilities can have drifted into such an unfortunate alliance, with such potentially disastrous results. And so, I'd like to address you as one artist to another. Really, as one citizen to another. Here are some things I'd hope you'll consider before this project advances any further."

1. FUORI SCALA"Guess what? It's a huge mistake—emphasis on the huge."

2. DISONESTA'  DEI PROMOTORI RISPETTO AI CITTADINI: "Let me begin with the now-legendary brochure that Brooklynites found in their mailboxes two months ago; evidence of bad faith couldn't be more vivid."

3. REPUTAZIONE PESSIMA DELL'ARCHITETTO-PARTNER
: (già realizzatore a Brooklyn): "After all, it's these dim, soul-crushing buildings that created such distrust in Brooklynites in the first place."

4. UNA POLITICA SENZA VINCITORI NE' VINTI: "We're simply dead-set against the present calamity-in-progress to which you've mortgaged your credibility."

5. 100% PRIVATO, 0% PUBBLICO: "In fact, in the present scheme, publicly owned resources—i.e., the demapped streets and an active rail yard—are here being converted into private property: commonwealth in reverse."

6. DISPREZZO PER IL CONTESTO: "Your proposal would both dwarf and block sight of the (Saving Banks) tower, the rough equivalent of erecting a new World Trade Center within a block or two of the Chrysler Building."

7. EGO TRIP: "When unveiling the latest, you explained the appearance of the spearhead tower, which you've named "Miss Brooklyn" (spurring the inevitable quip, We'll miss it, all right). (...) Anyway, is Miss Brooklyn really good enough—as opposed to merely big enough—to be your ego trip? To my unschooled eye, these buildings have emerged pre-botched by compromise, swollen with expediency and profit-seeking."

CONCLUSIONE: "At a public seminar sponsored by the New York Times this January, you found yourself faced by surprise questions from an audience including Brooklynites who, denied any proper public venue by the Ratner process, wanted to know how you felt about resistance to the project. The tone of your remark that day suggests you were weighing the question honestly: "If I think it got out of whack with my own principles, I'd walk away." I can only hope that what was once perhaps just a seed has grown. For I'm positive that is exactly what you should do, Mr. Gehry. Walk away."

Via: Urban Cartography
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categoria: go public, urban chronicles

lunedì, 14 agosto 2006
[Mb0] - 14/08/2006 18:22
Vigilance 1.0, opera dell'artista Martin Le Chevallier, è un videogame sul tema della video-sorveglianza in cui il giocatore agisce di fronte a una serie di schermate: i contesti visualizzati sono scenari in cui di continuo vengono commessi reati.



L'ossessione per la sicurezza che porta la popolazione a essere sorvegliata attraverso telecamere in qualsiasi luogo, è un tema con il quale gli artisti contemporanei si sono confrontati ormai da tempo: da Bruce Nauman  ("Video Surveillance Piece" Public Room, Private Room, 1969 – 1970) a Dan Graham ( "Time Delay Room I", 1974), a Sophie Calle ("Unfinished" 2003) per citarne alcuni.

Rendere questo tema il motivo di un videogioco fa sì che il coinvolgimento nell'opera da parte dello spettatore (trasformato in utente) sia molto intenso. Per aumentare il punteggio bisogna infatti vigilare su tutti i crimini visualizzati negli schermi e segnalarli, divenendo così "complici" della società "iper-controllata" che l'artista stesso, attraverso il gioco, programmaticamente denuncia. 

download Vigilance 1.0 PC,
download Vigilance 1.0 Mac

vedi anche: ctrl[space] : Rhetorics of Surveillance - esposizione allo ZKM di Karlruhe (2001-2002)

via: VVORK
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categoria: arts and crafts, go public

[fooosco] - 14/08/2006 15:45


Ho appena scoperto che il personal computer ha la mia stessa età: 25 anni.
Però io appaio più giovane, almeno quando mi taglio la barba.
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categoria: pillole

[fooosco] - 14/08/2006 09:44
La stessa ragazza >> un ritratto al giorno per tre anni >> un film.




Via: information aesthetics
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categoria: arts and crafts

sabato, 12 agosto 2006
[fooosco] - 12/08/2006 12:26
Il termine street art, in particolar modo per i non addetti ai lavori, può riferirsi a qualsiasi forma di arte "illegale" realizzata in spazi pubblici. Sempre più spesso, tuttavia, con questa espressione si vogliono distinguere vere e proprie opere di design artistico, dai graffiti ormai tradizionalmente visibili sui muri delle stazioni metropolitane, oltre che dall'accusa frequente di avere natura di atti vandalici.

Pingmag.jp ha pubblicato sul web una recente intervista ai Wooster Collective, due newyorkesi che da anni documentano online i migliori lavori effimeri apparsi nelle strade del mondo, registrando circa 100.000 visite al giorno.
Il discorso è centrato inzialmente su artisti e opere preferiti: da David Choe con il suo "A day in the life", passando per gli inumani stencil cutting demo di Logan Hicks, fino a vere e propre sculture di strada come quelle di Mark Jenkins:


  (clicca sopra le immagini per vedere come sono realizzate)



... per poi affrontare argomenti generali sulla street art, dalla sua possibile definizione ai limiti che comporta un'esposizione così massiccia.

"Do you worry that street art will lose relevancy through mass exposure?

Yes, and no. It will lose some of it’s power, but people will constantly be hitting the streets doing new things. It will morph into something new. And this is exciting"


Naturalmente su Wooster Collective compare anche il nostro Sten, che gli amici romani avranno imparato ad apprezzare per i suoi lavori lungo le vie di San Lorenzo e di altri quartieri della capitale.
E altrettando imprescindibile è il lavoro di Bansky, tanto celebre da produrre un aumento dei prezzi delle case nel quartiere di Londra in cui opera.

Qui: due fra i suoi ultimi lavori, sul (vergognoso) muro che separa Israele dalla Palestina:

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categoria: arts and crafts, go public

giovedì, 10 agosto 2006
[Mb0] - 10/08/2006 19:21
Nello spiazzo di fronte al Junction Theatre di Cambridge ci sono cinque secchi per la spazzatura e quattro panchine; fin qui niente da notare, un arredo urbano comune per uno spazio pubblico di piccole dimensioni. Forse fa una differenza pensare che ognuna di queste panchine e ogni cestino possa "decidere" di fare qualcosa di inaspettato. Ad esempio una seduta può spostarsi sotto un albero in attesa di qualcuno che la occupi, i cestini raggiungere insieme il luogo dove vengono svuotati e mettersi improvvisamente a cantare.


Greyworld, gli autori di questa installazione, giocano da anni sulle possibilità di "attivare" spazi pubblici inanimati spingendo i passanti a soffermarsi su luoghi inosservati della città; per farlo, si servono di tecnologie che rendono dinamici elementi normalmente immobili: gli spazi di passaggio divengono luoghi di accadimento (ad esempio la fermata dell'autobus nella quale una voce femminile canta citando i colori dei vestiti di chi aspetta ), oppure i passanti vengono coinvolti direttamente nell'arredo degli spazi che attraversano (in Street dots, alcune telecamere riprendono le persone e ne riproducono le silhouettes su schermi) .
Questo gruppo di artisti dimostra da tempo che gli spazi urbani possono essere divertenti, interessanti e aperti ad una continua interazione, e non lo scontato scenario di monumenti più o meno retorici.

The benches love to be sat on, and they often take up position in new spaces to make themselves more attractive to potential human sitters. Sometimes, when it rains, they move themselves to drier, shadier areas of the square. To attract potential human sitting folk, they like to form patterns - the benches moving in to shapes in the centre of the piazza.

The bins are a little more solitary. It's a tough life being a bin, and they like to contemplate their humble lot on their own.

When the mood takes them, the surniture like to burst in to song. Sometimes, small clusters gather together and sing a tight six-part harmony, and occasionally, though much more rarely due to their shyness, the bins join in with their sweet soprano voices.

Each bench drifts slowly around the square, no faster than a strolling human, and is equipped with sensors that detect the presence of objects in its immediate vicinity, coming to a complete halt when any object is coming close.

Via We-Make-Money-Not-Art

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categoria: arts and crafts, socialize it, go public

[fooosco] - 10/08/2006 10:18
Chi al massimo, appendendo un quadro, soddisfa pienamente la propria vena creativa, lasci perdere. Chi, invece, letto questo articolo, sentirà il bisogno di scendere in cantina, sedersi di fronte al tavolo da lavoro e smontare il vecchio tosaerba per convertirlo in un maestoso go-cart: beh è il caso che dia uno sguardo a Make Magazine, la bibbia in progress del fai da te avanzato.
Le creazioni dei lettori sono quasi sempre interessanti, spesso intelligenti, non di rado sfiorano la genialità.

Ma pochi sono in grado di andare oltre e realizzare oggetti unici, definitivi, quasi commoventi, come questa Time fountain:


 

"I suppose it might be called a "Backwards in Time Fountain" or a "Time Manipulation Fountain" but I figured those titles would be a bit long. Using an old battery-powered small fountain as a base, drops are pumped through a brass tube, falling out of the end at a very regular interval. A microcontroller coordinates the speed of the pump and the strobe rate of the LEDs." Nathan di Cre.ations.net
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categoria: arts and crafts

mercoledì, 09 agosto 2006
[fooosco] - 09/08/2006 19:23
Effettivamente, di interferenze si tratta.
Non collaborazione, confronto, adattamento: è l'interferenza tra ambiente naturale, cultura gastronomica e cultura digitale,  al centro del festival omonimo di suoni, arti visive e nuovi media, tenutosi per tre giorni nello scenario surreale dei boschi della valle caudina, presso Benevento.

Insieme al programma 2006 che comprendeva seminari, installazioni e performance video e audio, avevano luogo sedute gastronomiche collettive, perfettamente coerenti con la ricerca più avanzata che si svolgeva accanto. Le onde sinuisoidali emesse della Sinewave orchestra e dalle uova soniche distribuite al pubblico, gli spigolosi suoni provenienti dal palco Cage, i video dei Semiconductor, Ralf Schreiber e i suoi workshop di creazione di piccoli robot a energia solare, le performance di Emi Maeda, AGF o Vladislav Delay, omaggiavano, per le menti aperte e disponibili del pubblico locale, il gusto vario delle pietanze offerte; mentre suoni e luci si insinuavano tra le cortecce secolari degli alberi, alimentando un territorio semi-incontaminato, il bosco diventava un'isola privata e pubblica allo stesso tempo. Naturalis electronica.


























dopocena a base di onde sinuisoidali, durante la performance della giapponese Sinewave Orchestra.



Una sperimentazione così libera ma senza sbavature, mediante l'uso di software quali jitter e maja, max/msp, linguaggi tipo processing e altro, in un tale contesto, svincola sempre più la cultura digitale da uno dei luoghi comuni che più tenacemente le si accompagna, quello della sua presunta freddezza.
Se oggi è sempre più frequente la conversione di strumenti elettronici e informatici in veicoli di espressione delle emozioni personali e di supporto alle relazioni sociali, Interferenze dimostra (sin dall'abstract), che è ormai possibile riannodare i legami, scioltisi nel tempo, tra mondo tecnologico, urbanizzato e inorganico, e territorio rurale, arcaico e organico.

Detto altrimenti: tra pixel e clorofilla, appunto.
All'anno prossimo.

vedi anche:

Neural.it
Valentina Tanni
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venerdì, 04 agosto 2006
[fooosco] - 04/08/2006 22:04
Questo blog si prende un concentrato di ferie insieme all'autore. Ci si "vede" nei prossimi giorni!
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[fooosco] - 04/08/2006 13:11


Ne avevo già sentito parlare all'inizio, (nel 2004), e come mi capita spesso con qualche progetto collettivo, mi ero ripromesso di parteciparvi, per poi far irrimediabilmente ricadere tali desideri nel limbo del dimenticatoio. E adesso che si è concluso, ed è stato addirittura pubblicato su At the edge of art, capisco di aver fallito un'altra opportunità di arricchire i miei rapporti comunitari online.
Si tratta dell'edificio virtuale più alto del mondo, o Tallest Virtual Building: realizzato con pixel invece che mattoni, e cresciuto sulla base di un template - piano per piano - dagli stessi residenti. Ora si è concluso e un'antenna per telecomunicazioni  troneggia su un'infinità di piani - situazioni deliranti.
Ah, quanto mi piacerebbe visitare il piano panino...

Via: We-Make-Money-Not-Art
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categoria: arts and crafts, world weird web, socialize it

[fooosco] - 04/08/2006 12:38
Un tempo c'era la boss key, a salvarti il posto di lavoro, oggi il ben più sofisticato workfriendly; ma la sostanza rimane la stessa: sei al lavoro, è ancora presto per la pausa pranzo e hai un mucchio di pratiche da sbrigare: una condizione ideale per aprire di nascosto un bel browser internet e mettersi a leggere il blog preferito, o la posta, o ...
Inevitabilmente, per via di certe misteriose radiazioni telecinetiche emanate dall'impiegato colpevole, arriva il capo. Che fare? Beh, con la "boss key" era semplice: il tasso di adrenalina schizzava a livelli insostenibili, ma se eri ancora in grado di pigiare Space, scomparivano d'incanto le finestre del browser e il tuo posto era salvo. Con il nuovo "workfriendly" invece, non passi più il pericolo di  un'improvvisa tachicardia perché tanto stai leggendo il blog preferito all'interno di una (del tutto innocente) finestra di Word 2003.
Ah dimenticavo, sei il commesso di un supermercato: che ci fai davanti a Word? Va' a raccogliere quelle casse, va'.
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giovedì, 03 agosto 2006
[fooosco] - 03/08/2006 01:22
Ovvero: il mio caro amico Helzapoppin' e la beneamata fondazione Foodstock stanno "forgiando" un mondo migliore.  Questa gente lo conquisterà, il mondo. O viceversa.

Update: la conquista del mondo è rinviata a data da destinarsi. Aspettiamo trepidanti.

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mercoledì, 02 agosto 2006
[fooosco] - 02/08/2006 19:19
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[fooosco] - 02/08/2006 00:10


Da Aprile fino a fine Luglio, ha avuto luogo in quel di Philadelphia, un interessante esperimento collettivo.
The Autobiography Project, questo è il nome, è il progetto nato dall'idea di invitare i residenti a scrivere di sé stessi in 300 parole o meno. L'iniziativa ha avuto un ottimo successo: anche grazie al supporto dei community writing workshops, circa 340 storie sono pervenute dopo le sei settimane previste per l'elaborazione; i venti testi considerati migliori da una giuria di scrittori e personalità locali sono stati singolarmente stampati come poster, con tanto di foto degli autori, e poi installati in altrettante pensiline per gli autobus. Un'ottima iniziativa di integrazione sociale per una città divisa al suo interno e fortemente ghettizzata.

l'articolo su World Changing
Via BLDG BLOG
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martedì, 01 agosto 2006
[fooosco] - 01/08/2006 23:23
Questo è ciò che si può realizzare con una videocamera, una luce e un'eccezionale scioltezza nei movimenti. E pensare che i giocolieri col fuoco da lungomare mi sembravano inarrivabili. Qui





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