Noi italiani abbiamo una solida esperienza su questi argomenti.
Radio e tv, nel nostro paese in modo peculiare, sono ormai quasi unicamente veicoli di promozione commerciale o propaganda politica, quando non di panem et circenses ai più infimi livelli; dice: "La libertà di stampa è per chi la possiede" e non è un caso che l'anomalia di un sistema gestito solo da chi può permettersi l'acquisto delle licenze di broadcasting si ripercuota in una limitazione del ventaglio dell'informazione e nella continua violazione della libertà di stampa, di opinione e nella quasi più totale assenza di pluralismo.
Il web detiene, per converso, dall' anno della sua nascita, 1989, il primato di medium più democratico e pluralistico, seppur sottoposto in modo preoccupante alle limitazioni governative da parte di alcuni governi non - o non sempre - ossequiosi all'etica della privacy e della libertà di opinione.
La struttura decentralizzata del web permette a chiunque di accedere e esporsi di fronte ad una platea potenzialmente illimitata, di oltrepassare i tradizionali intermediari editoriali e di avvalersi della più nutrita e differenziata schiera di esperti dal basso che mettono a pubblica disposizione il know-how nel proprio campo. In un'internet ideale chiunque è autore e fruitore allo stesso tempo; tutto ciò anche grazie alla diffusione di strumenti legati alla nuova generazione del web, la 2.0, in grado di garantire una maggiore interattività, una più generale condivisione e velocità da applicazioni desktop.
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Ma fino a quando questa sorta di utopia potrà continuare? Non a lungo, pare.
I maggiori Internet providers in America, (AT&T, ad esempio) stanno ultimamente considerando l'ipotesi di far pagare ai web site l'accesso alla rete, consentendo solo a quelli che possano permetterselo la gestione dei contenuti, marginalizzando conseguentemente i siti più piccoli.
Se da una parte si violerebbe il principio della net neutrality, per il quale ogni sito deve rimanere allo stesso livello nel web, dall'altro il rischio di attivare censure, dirette o indirette, analoghe a quelle televisive, sarebbe altissimo.
"Hands off the internet" è l'ambigua campagna che molte compagnie avverse alla net neutrality stanno portando avanti, in contrasto alla protezione governativa della forma attuale della rete: togli la protezione e controlla internet.
A tutto ciò si oppone
savetheinternet.com, un'associazione bipartisan favorevole alla net neutrality, la cui petizione ha raccolto già più di 700.000 firme.
Evitiamo che internet si trasformi nella peggiore televisione.